Contributo apparso su Nimbus 17-18, 1997 (Fosco Spinedi, MeteoSvizzera)
Funzionamento del RADAR
A intervalli regolari, nel trasmettitore di un radar vengono
generati degli impulsi di microonde, poi convogliati all'antenna
per mezzo di cosiddette 'guide d'onda'. L'antenna ha il compito
di emettere questi impulsi concentrandone l'energia in uno stretto
fascio. Tra un impulso e l'altro l'antenna funge da ricevitore
dell'energia riflessa dai diversi oggetti colpiti. Gli impulsi
di ritorno vengono chiamati echi radar e sono generalmente molto
deboli, in quanto soltanto una minima parte dell'energia che
colpisce un oggetto viene riflessa in direzione dell'antenna.
Il segnale di ritorno viene poi convogliato a un ricevitore
il quale, in base all'ampiezza del segnale raccolto e in funzione
del tempo di ricezione, determina la distanza e la 'grandezza'
dell'oggetto colpito.
Nei radar doppler il ricevitore è pure in grado di determinare
la velocità radiale degli oggetti identificati e cioè se si
muovono in direzione del radar o in senso opposto, fornendo
così preziose informazioni sui venti. L'effetto doppler permette
pure una miglior distinzione tra echi dovuti alle precipitazioni
e quelli prodotti dal terreno, anche chiamati 'echi fissi'.
Oltre una certa distanza gli echi di ritorno risultano estremamente
deboli e non sono più distinguibili dal rumore di fondo del
ricevitore; il limite massimo di impiego del radar si situa
quindi, a seconda della sensibilità del ricevitore, tra 150
e 250 km. In prossimità del punto di emissione dell'impulso
inoltre, in un raggio di ca. 15 km, l'immagine volumetrica risulta
incompleta a causa della limitata elevazione dell'antenna. Anche
la curvatura della terra comporta degli inconvenienti: a 100
km dal punto di emissione, un raggio orizzontale viene a trovarsi
a 800 m sopra la quota di partenza e negli strati più vicini
al terreno viene persa gran parte dell'informazione. Per ovviare
in parte a questo inconveniente, l'antenna del radar compie
una delle sue rotazioni con un angolo di elevazione di -0.3°
rispetto al piano orizzontale.
Spesso sorge l'interrogativo se le onde elettromagnetiche emesse
dal radar possano essere nocive alla salute dell'uomo e degli
animali e se in generale abbiano un influsso negativo sull'ambiente.
La frequenza delle onde radar appartiene al campo delle onde
radio e non si tratta quindi di onde ionizzanti, come lo sono
invece le radiazioni ultraviolette, Röntgen o radioattive. Anche
l'esposizione a campi elettromagnetici di alta intensità può
però produrre una varietà di disturbi alla salute e per questi
motivi l'Organizzazione mondiale per la salute ha stabilito
dei limiti massimi di esposizione alle radiazioni non ionizzanti.
Lo studio di impatto ambientale e sull'uomo effettuato per i
radar installati in Svizzera conclude che la densità di emissione
di onde elettromagnetiche è ben al di sotto dei limiti prescritti,
con valori massimi di circa 300 volte inferiori.
